Un ricettacolo di razze, ricchezze, colori e odori. A un passo dal Messico, ma America piena, con tutte le contraddizioni del caso. Anche qui, come nei film, sia la parte chic che la spiaggia, sia Beverly Hills che la Los Angeles vera. Ma andiamo con ordine.
L’arrivo è subito d’impatto. Ci accoglie un sole splendente e una macchina. Non so se avete mai guidato in strade a cinque corsie, ma vi assicuriamo che ci vuole un po’ per capire i meccanismi. Tuttavia arriviamo sani e salvi all’albergo Maison 140, cuore di Beverly Hills.

Ci sistemiamo e via subito alla Walk of Fame, quella delle stelle di Hollywood. Il cinema in tutte le sue paillettes. Negozi a tema, musei, ristoranti e souvenir. Una miriade di gente, di personaggi mascherati con i quali fare foto, da IT a Topolino e Minni. Il nostro pomeriggio è passato tutto su quella via, ricca di sogni e carica di contraddizioni. Le luci di Hollywood da un lato, Los Angeles e la downtown praticamente accanto.

Il tragitto di ritorno verso l’albergo ci ha mostrato anche questo lato della città, prima di immergerci in altre luci, stavolta quelle di Beverly Hills. Prima dell’hotel, tappa obbligata al Whisky a Gogo, locale cult e simbolo della storia dei Doors. Come già accaduto ad Irene tempi fa, non siamo riusciti ad entrare: si stavano preparando per un concerto.

La mattina dopo era il momento degli Universal Studios, parco a tema sulle colline di Los Angeles. Che la giornata fosse all’insegna dell’avventura lo aveva capito anche il navigatore di Irene, che ha scelto per noi una strada sicuramente poco trafficata, ma altrettanto sicuramente tortuosa e panoramica. In poco più di mezz’ora eravamo parcheggiati al Jurassic Parking degli Studios. Poco dopo eravamo dentro. Qui si è rivelata la vera natura di Irene, esaltata non poco dal posto, ma ancora di più dai facili guadagni evidentemente promessi a lei dall’ufficio turistico losangelese. Irene ha iniziato così a “spingere” – mi si passi il termine – il parco e le sue attrazioni praticamente a tutti, non solo a me. C’è da dire che sugli Studios ha avuto senza dubbio ragione. Le attrazioni sono infatti fantastiche. Su tutti la ricostruzione di Hogwarts e di Hogsmeade: eravamo dentro tutti i film di Harry Potter. Prima un giro da Ollivander, poi mille altri in tutti i negozi ambientati di Hogsmeade, pranzo al Paiolo Magico e ovviamente shopping. Il tutto però coronato da una pazzesca corsa in 3D con Harry e i suoi amici, tra il Quidditch e i Dissennatori, tra un volo a pelo d’acqua verso il Castello e un Patronus per sconfiggere il Dissennatore che ci si parava davanti. Pazzesco, eccezionale, perfetto. Il resto delle attrazioni non è stato da meno. Se da appassionato di Jurassic Park mi ha deluso il tronco ambientato – splendido l’inizio nell’acquario, perfetta la ricostruzione degli ambienti del film, ma molto meno il resto, non ci siamo nemmeno bagnati, per dire – assolutamente esaltante il 3D con i Transformers, così come l’avventura vissuta sempre in 3D con Gru, le figlie, i Minions e tutto il mondo di Cattivissimo Me. Bello anche il cinema in movimento di Kung Fu Panda. Menzione a parte merita il tour all’interno degli Studios: se amate minimamente il cinema è impossibile perderlo. Il trenino porta dentro al cuore delle produzioni Universal, dalle serie Tv ai film, e offre una corsa all’interno di set e ambientazioni. Ecco dunque lo Squalo di Spielberg e la sua baia – che poi è Cabot Cove della Signora in Giallo – e l’eccezionale visita in 3D sull’isola di King Kong, con introduzione video di Peter Jackson e gorillone che guarda all’interno dei vagoni e salva i passeggeri dall’assalto dei dinosauri. Un altro giro, ed eccoci sul set di Desperate Housewives, sulle scale da dove Bruce Nolan esce a portare a fare pipì il suo cane nel film Una Settimana da Dio. E ancora, piogge e inondazioni simulate, disastri in metropolitana vissuti in prima fila, tra vagoni che deragliano e asfalto che crolla. La chiusura è di nuovo in 3D, ed è assolutamente spettacolare perché è dentro – letteralmente – il film Fast and Furious è il suo cast (The Rock, Vin Diesel e Michelle Rodriguez sfrecciano al tuo fianco, davvero fantastico).

Il giorno dopo – dunque il 10 settembre – siamo tornati agli Studios, ormai incantati da tutto quello che avevamo visto il giorno prima, stavolta armati di pranzo al sacco,opzione che consigliamo non per risparmiare soldi ma per “investirli” in souvenir e oggetti vari, tutti rigorosamente imperdibili e tutti altrettanto costosi. Ed ecco dunque subito la corsa con Harry Potter, che ad ogni giro ha offerto nuovi ed eccezionali particolari, l’adrenalina di Optimus Prime, lo spasso di Gru e dei Minions e il tour (per gli amanti del genere: i Dilofosauri che spuntano e sputano veleno nei pressi delle jeep e degli altri veicoli di Jurassic Park sono meglio e più significativi dell’attrazione).




Chiusura gastronomica: nei nostri primi tre giorni a LA, abbiamo trovato due ristoranti che meritano di essere menzionati. Il primo è il Saddle Ranch Chop House, su Sunset Boulevard, l’altro è Cantina Frida, a Beverly Hills. Diversi, ma entrambi notevoli (e non troppo costosi, cosa che a NY era decisamente inimmaginabile per un ristorante diverso da un fast food).
11 Settembre, ultimo giorno a LA, giorno di passeggiate ma non solo. Di buon mattino ci siamo diretti verso Beverly Hills, per dare un’occhiata anche di giorno. Tutto molto bello ma anche tutto piuttosto costruito, e ben lontano dall’anima di Los Angeles che avevamo percepito percorrendone le strade. Una volta terminato il breve giro tra le villette extra lusso della zona e tra negozi inaccessibili ai più, abbiamo preso la nostra Ford e in più o meno mezz’ora siamo arrivati a Santa Monica. Si, è come nei film, quelli patinati e glamour di Hollywood. Da un lato. Dall’altro è evidente l’ennesima contraddizione di quel grande Paese che è l’America: di là super locali, super macchine e super ricchezze di vario genere. Di qua, di fronte, a un passo, povertà e umanità varia nei parchi e nelle strade. Di fatto la Santa Monica dei film tipo Baywatch si vede sul molo, alla fine della Route 66 e sulla lunghissima e bellissima spiaggia. Intorno, tutte insieme, le contraddizioni del Sogno Americano. O di quello che ne resta.

Tornati in hotel, piscina – valigie – cena (messicana, naturalmente) e letto.
La mattina del 12 abbiamo riportato la macchina da Alamo e via all’aeroporto. Ci aspettava un viaggio lunghissimo verso il Messico e i suoi colori.





































