Seconda tappa: Los Angeles

Un ricettacolo di razze, ricchezze, colori e odori. A un passo dal Messico, ma America piena, con tutte le contraddizioni del caso. Anche qui, come nei film, sia la parte chic che la spiaggia, sia Beverly Hills che la Los Angeles vera. Ma andiamo con ordine.

L’arrivo è subito d’impatto. Ci accoglie un sole splendente e una macchina. Non so se avete mai guidato in strade a cinque corsie, ma vi assicuriamo che ci vuole un po’ per capire i meccanismi. Tuttavia arriviamo sani e salvi all’albergo Maison 140, cuore di Beverly Hills.


Ci sistemiamo e via subito alla Walk of Fame, quella delle stelle di Hollywood. Il cinema in tutte le sue paillettes. Negozi a tema, musei, ristoranti e souvenir. Una miriade di gente, di personaggi mascherati con i quali fare foto, da IT a Topolino e Minni. Il nostro pomeriggio è passato tutto su quella via, ricca di sogni e carica di contraddizioni. Le luci di Hollywood da un lato, Los Angeles e la downtown praticamente accanto.


Il tragitto di ritorno verso l’albergo ci ha mostrato anche questo lato della città, prima di immergerci in altre luci, stavolta quelle di Beverly Hills. Prima dell’hotel, tappa obbligata al Whisky a Gogo, locale cult e simbolo della storia dei Doors. Come già accaduto ad Irene tempi fa, non siamo riusciti ad entrare: si stavano preparando per un concerto.

La mattina dopo era il momento degli Universal Studios, parco a tema sulle colline di Los Angeles. Che la giornata fosse all’insegna dell’avventura lo aveva capito anche il navigatore di Irene, che ha scelto per noi una strada sicuramente poco trafficata, ma altrettanto sicuramente tortuosa e panoramica. In poco più di mezz’ora eravamo parcheggiati al Jurassic Parking degli Studios. Poco dopo eravamo dentro. Qui si è rivelata la vera natura di Irene, esaltata non poco dal posto, ma ancora di più dai facili guadagni evidentemente promessi a lei dall’ufficio turistico losangelese. Irene ha iniziato così a “spingere” – mi si passi il termine – il parco e le sue attrazioni praticamente a tutti, non solo a me. C’è da dire che sugli Studios ha avuto senza dubbio ragione. Le attrazioni sono infatti fantastiche. Su tutti la ricostruzione di Hogwarts e di Hogsmeade: eravamo dentro tutti i film di Harry Potter. Prima un giro da Ollivander, poi mille altri in tutti i negozi ambientati di Hogsmeade, pranzo al Paiolo Magico e ovviamente shopping. Il tutto però coronato da una pazzesca corsa in 3D con Harry e i suoi amici, tra il Quidditch e i Dissennatori, tra un volo a pelo d’acqua verso il Castello e un Patronus per sconfiggere il Dissennatore che ci si parava davanti. Pazzesco, eccezionale, perfetto. Il resto delle attrazioni non è stato da meno. Se da appassionato di Jurassic Park mi ha deluso il tronco ambientato – splendido l’inizio nell’acquario, perfetta la ricostruzione degli ambienti del film, ma molto meno il resto, non ci siamo nemmeno bagnati, per dire – assolutamente esaltante il 3D con i Transformers, così come l’avventura vissuta sempre in 3D con Gru, le figlie, i Minions e tutto il mondo di Cattivissimo Me. Bello anche il cinema in movimento di Kung Fu Panda. Menzione a parte merita il tour all’interno degli Studios: se amate minimamente il cinema è impossibile perderlo. Il trenino porta dentro al cuore delle produzioni Universal, dalle serie Tv ai film, e offre una corsa all’interno di set e ambientazioni. Ecco dunque lo Squalo di Spielberg e la sua baia – che poi è Cabot Cove della Signora in Giallo – e l’eccezionale visita in 3D sull’isola di King Kong, con introduzione video di Peter Jackson e gorillone che guarda all’interno dei vagoni e salva i passeggeri dall’assalto dei dinosauri. Un altro giro, ed eccoci sul set di Desperate Housewives, sulle scale da dove Bruce Nolan esce a portare a fare pipì il suo cane nel film Una Settimana da Dio. E ancora, piogge e inondazioni simulate, disastri in metropolitana vissuti in prima fila, tra vagoni che deragliano e asfalto che crolla. La chiusura è di nuovo in 3D, ed è assolutamente spettacolare perché è dentro – letteralmente – il film Fast and Furious è il suo cast (The Rock, Vin Diesel e Michelle Rodriguez sfrecciano al tuo fianco, davvero fantastico).



Il giorno dopo – dunque il 10 settembre – siamo tornati agli Studios, ormai incantati da tutto quello che avevamo visto il giorno prima, stavolta armati di pranzo al sacco,opzione che consigliamo non per risparmiare soldi ma per “investirli” in souvenir e oggetti vari, tutti rigorosamente imperdibili e tutti altrettanto costosi. Ed ecco dunque subito la corsa con Harry Potter, che ad ogni giro ha offerto nuovi ed eccezionali particolari, l’adrenalina di Optimus Prime, lo spasso di Gru e dei Minions e il tour (per gli amanti del genere: i Dilofosauri che spuntano e sputano veleno nei pressi delle jeep e degli altri veicoli di Jurassic Park sono meglio e più significativi dell’attrazione).


Chiusura gastronomica: nei nostri primi tre giorni a LA, abbiamo trovato due ristoranti che meritano di essere menzionati. Il primo è il Saddle Ranch Chop House, su Sunset Boulevard, l’altro è Cantina Frida, a Beverly Hills. Diversi, ma entrambi notevoli (e non troppo costosi, cosa che a NY era decisamente inimmaginabile per un ristorante diverso da un fast food).

Saddle Ranch su Sunset Bvld
Cantina Frida a Beverly Hills

11 Settembre, ultimo giorno a LA, giorno di passeggiate ma non solo. Di buon mattino ci siamo diretti verso Beverly Hills, per dare un’occhiata anche di giorno. Tutto molto bello ma anche tutto piuttosto costruito, e ben lontano dall’anima di Los Angeles che avevamo percepito percorrendone le strade. Una volta terminato il breve giro tra le villette extra lusso della zona e tra negozi inaccessibili ai più, abbiamo preso la nostra Ford e in più o meno mezz’ora siamo arrivati a Santa Monica. Si, è come nei film, quelli patinati e glamour di Hollywood. Da un lato. Dall’altro è evidente l’ennesima contraddizione di quel grande Paese che è l’America: di là super locali, super macchine e super ricchezze di vario genere. Di qua, di fronte, a un passo, povertà e umanità varia nei parchi e nelle strade. Di fatto la Santa Monica dei film tipo Baywatch si vede sul molo, alla fine della Route 66 e sulla lunghissima e bellissima spiaggia. Intorno, tutte insieme, le contraddizioni del Sogno Americano. O di quello che ne resta.

Santa Monica Pier
Santa Monica Pier

Tornati in hotel, piscina – valigie – cena (messicana, naturalmente) e letto.

Piscina del Maison 140

La mattina del 12 abbiamo riportato la macchina da Alamo e via all’aeroporto. Ci aspettava un viaggio lunghissimo verso il Messico e i suoi colori.

Prima tappa: Roma – Lisbona – New York

L’inizio è stato senza dubbio traumatico, ma con l’intervento di un vero e proprio angelo custode tutto è andato bene, anzi, meglio del previsto.Il nostro aereo sarebbe dovuto partire alle 13 e 45, ma dalla sera prima – era il 2 settembre – abbiamo saputo che quell’aereo non sarebbe partito. È qui che è entrato in gioco il suddetto Angelo, che i fretta e in furia ci ha messo letteralmente su un altro aereo, con partenza all’alba del 3 settembre. Partiti dunque in fretta e in furia – le valigie erano pronte fin dal primo pomeriggio del giorno prima – e salutati amici e famiglie, alle 6 eravamo a Fiumicino e più o meno alle 9 eravamo a Lisbona. Qui abbiamo avuto l’opportunità di visitare la città, che va ad aggiungersi cosi al lungo elenco del viaggio. Arrivati in aeroporto e depositati i bagagli, abbiamo preso un taxi e, guidati dal compagno Antonio, tifoso del Benfica, abbiamo visto la splendida Torre di Belem e il monastero di San Jeronimo,senza farci mancare una tappa gastronomica con il buonissimo ed economicissimo Pasteis de Belém, da provare assolutamente.

Tornati in aeroporto, abbiamo atteso le 17 per il volo verso NYC. Volo più che tranquillo, arrivo in orario: erano le 20 locali quando abbiamo varcato il gate degli arrivi internazionali del JFK. Non sono mancate immediatamente alcune disavventure: l’inglese americano non ci è risultato tra i più comprensibili, soprattutto al telefono e soprattutto quando, a domanda (nostra), ci veniva risposto molto altro e non un semplice Yes o No, come la domanda avrebbe previsto. Il tutto era legato alla presenza di una navetta che avrebbe dovuto attenderci già all’uscita dell’aeroporto e che è arrivata dopo un po’. Erano più o meno le 23 quando siamo arrivati al The Manhattan, prestigioso hotel a Times Square. Una rassettata e via a goderci le luci di una delle più prestigiose e affollate zone di NYC. Davanti a negozi lussuosi, a bugigattoli pieni di souvenir, a mille bar e locali, abbiamo preso contezza che il nostro viaggio di nozze era davvero iniziato.

Times Square
Mm’s Store

Il giorno dopo contro ogni pronostico eravamo fuori dall’hotel ad un orario decente. Times Square ci ha travolto con la sua onda di vita, e noi ci siamo messi subito al suo ritmo. Colazione con pancakes in uno dei tantissimi locali che affollano Manhattan e poi subito la svolta, una scelta che si è rivelata più che azzeccata. Gli autobus turistici, quelli a due piani per intenderci, ci hanno fatto vedere un bel pezzo di città ad un prezzo onesto e con la peculiarità di poter scendere e risalire in ogni fermata del percorso. Dunque sin dal primo giorno abbiamo “preso possesso” di un pullman.

La nostra prima fermata, quella dove siamo scesi, è stata nella zona del Financial District: qui abbiamo vagato tra le mastodontiche sagome dei grattacieli, abbiamo pranzato su una panchina del molo con vista Statua della Libertà e abbiamo ripreso il cammino verso uno di quei battelli che porta sia alla Statua ( ma solo sotto, la Corona era di nuovo disponibile per i turisti da novembre) che ad Ellis Island. Se la gita alla Statua della Libertà è principalmente panoramica e offre la pur notevole possibilità di scattare foto sia al monumento che al panorama circostante, la visita ad Ellis Island è addirittura più interessante ed emozionante. I visitatori infatti ripercorrono nelle splendide sale del palazzo il percorso dei migranti europei e non solo verso il Sogno Americano: fotografie, file audio, testimonianze e ricostruzioni conducono i turisti passo per passo verso l’effettivo percorso degli immigrati negli USA di anni e anni fa, quando Ellis Island era l’ultimo approdo prima di una nuova vita. Visita consigliatissima.

Pranzetto con vista

Sala Grande ad Ellis Island

Skyline con Bandiera

La nostra giornata non era però finita: di nuovo sul bus per concludere la restante parte del giro, che ci ha permesso di vedere Soho, Chinatown, il Western Village e praticamente buona parte di Manhattan, e di corsa in albergo. Cena in uno dei ristoranti ‘’accessibili’’ di Times Square e altro tour, stesso autobus ma stavolta in notturna. Non ci hanno fermato nè il vento nè le vertigini (il pullman, scoperto, passa praticamente a strapiombo per le tante complanari della città) e abbiamo così goduto delle luci di NY in notturna, comprese quelle di Brooklyn e del suo famoso ponte.

Skyline by night

Siamo arrivati così al 5 settembre. Giornata di shopping e di una lunghissima passeggiata che ci ha portato da un lato all’altro di NY, stavolta – volontariamente – senza bus. Abbiamo cominciato dai 9 piani dei magazzini Macy’s sulla 34esima Strada – sì, quelli del film Miracolo sulla 34esima Strada – che ci hanno portato via fino al dopo pranzo. Irene stupita si chiedeva cosa mi fosse preso, ma un conto è stare ore ed ore negli ormai purtroppo ben noti centri commerciali romani, un altro è vagare – e in certi casi comprare, visti i saldi su certa merce – attraverso negozi e cose che in Italia sono semplicemente in altri contenitori e in altre vesti, e che in America non sembrano affari da centro commerciale. A me è piaciuto un sacco, a Irene ovviamente pure. Le valigie parlano per lei.

Miracolo sulla 34th
Macy’s

Per approccio, mia moglie ha fretta. ( intervento fuori campo della moglie suddetta – non é fretta, é ansia) Ed ecco che il nostro post pranzo è stata una lunga corsa verso il molo (Pier 78, Hudson River Park) ove ci avrebbe atteso un battello per una gita sull’Hudson compresa nel pacchetto acquistato il giorno prima. Due chilometri abbondanti percorsi come se fossero parte della maratona di NY: risultato battello partito e noi fuori con le pive nel sacco. Torniamo indietro, stavolta a una velocità umana (ma nonostante ciò Irene si è schiantata a terra con conseguente ferita al ginocchio) – intervento fuori campo di Irene – “ avevi detto non lo avresti messo, é stato solo un piccolo fallo” e ci fermiamo a un monumento nuovissimo eretto nei pressi di un centro commerciale, inavvicinabile come prezzi: era l’Hudson Yards, suggestivo alveare sul quale siamo saliti per godere della vista del fiume e dello skyline circostante (abbiamo detto no ai grattacieli che chiedono fior di dollari per salire in cima).

Hudson Yards

La nostra giornata on the road, tutta rigorosamente a piedi, e’ proseguita di nuovo verso Times Square, con la sola sosta all’interno di un grande magazzino tutto dedicato alla fotografia, con prezzi più che popolari, inimmaginabili alle nostre latitudini. Usciti da lì, la meta è diventata la cosa più bella che ho visto a NY. Il posto dei sogni, quello dove pensi di essere a casa, quello che hai sempre sognato e che addirittura esiste. Parliamo di Strand Bookstore, tre piani di meraviglia nei pressi di Union Square, raggiunti con un mirabile percorso, tutto dentro Manhattan, intorno alle 20 e 30. Non saremmo mai andati via, perché se amate la lettura Strand è un luogo che entra nel cuore e non va via. La giornata si chiude con un burrito e un taxi verso l’albergo. Inevitabile, dopo 20 chilometri a piedi.

Ed eccoci al 6 settembre, giorno di pioggia che non ci ha fermato.

Impavidi sul bus scoperto

Abbiamo iniziato con la visita al Madison Square Garden e alla sua storia di concerti ed eventi sportivi. Meraviglioso il corridoio che porta alle poltrone, costellato di foto che raccontano anni e giorni di concerti, partite, personaggi e storie. Di fatto tutti hanno suonato in quell’arena, ed è certamente suggestivo ripercorrere storie, canzoni, canestri, luci e colori che il Madison orgogliosamente racconta. Il finale, dopo alcuni minuti seduti nelle tribune vip dell’arena, è stato suggellato da un video in 3D su quello che significa vivere un concerto o una partita di basket o di hockey li nel cuore di New York. Molto molto bello anche vedere gli spogliatoi delle due squadre di NY di basket e di hockey. Da vedere, se appassionati di musica e di sport (per noi da vedere e basta).


La pioggia continuava a scendere, e abbiamo cosi optato di nuovo per il doubledecker, scegliendo il percorso blu. La meta stavolta era il Museo di Storia Naturale,perla della cultura a NYC è eccellente visita, tra animali, evoluzione delle civiltà del mondo, reperti archeologici, ossa di dinosauro e molto altro. Se avete amato Una Notte al Museo, splendido film con Ben Stiller, sarà come rivivere l’avventura dello sfortunato custode, tra Rexy, Pocahontas e Roosevelt (che assomiglia davvero a Robin Williams nel film). Da visitare, assolutamente.


Usciti da lì dopo abbondanti 3 ore, la pioggia continuava a cadere. Il fedele bus sembrava averci aspettato e ci ha riportato a Times Square. Un trancio di pizza – ci somigliava, diciamo così – e via in albergo.

Il sole splendeva la mattina del 7 settembre. Ci siamo diretti a Central Park, luogo che è esattamente quello che avevamo sognato. Un incredibile concentrato di vita, di colori, di religioni, di sport, di animali. Qualsiasi cosa vi venga in mente, quella mattina a Central Park ci stava. Ed era bellissimo. Tappa obbligata è quella del memoriale di John Lennon, ucciso nel modo in cui tutti sappiamo praticamente di fronte al parco, che al suo interno ospita una pietra in memoria del Beatle assassinato e meta di fans e appassionati. Quella mattina un ragazzo e la sua chitarra suonavano a richiesta le canzoni dei Fab Four e di Lennon. Emozionante a dir poco.


Era il nostro ultimo giorno a NY e volevamo godercelo a pieno, così abbiamo iniziato una nuova “trasvolata” che ci ha portato alla cattedrale di San Patrick e all’appuntamento con Federico, amico e testimone di nozze di Irene e dottorando a NY.

Con lui abbiamo raggiunto Brooklyn, e goduto così di nuovi scorci della Grande Mela (e delle ostrichette al Cavallo Jhon), particolari e molto suggestivi.

Siamo tornati alla metro percorrendo il ponte di Broooklyn a piedi. Degno finale di giorni da ricordare.

In albergo ci aspettavano le valigie e l’aeroporto. Direzione Los Angeles.

MA DOVE ANDATE?

Il nostro ITINERARIO lungo 30 giorni, 38000 km, 3 continenti, 15 città e 61 ore di volo…

Keyserling diceva “La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo.”

Ora, io non so se raggiungeremo noi stessi, alla fine di questo viaggio ma so che qualcosa nel nostro vagare intorno a questo pianeta scopriremo, del mondo, di noi stessi, del tempo e dell’ amarsi…

La domanda costante in questi giorni ci viene rivolta da tutti quelli che sanno che stiamo per partire è “ Ma dove andate?”.

E’ evidente che in 30 giorni non riusciremo a vedere il mondo in un lungo e in largo, ma fare un anello intorno al mondo che prevederà queste tappe:

1) Roma – New York: qui, nella Grande Mela staremo 5 giorni, non abbiamo ancora particolari piani se non quello di perderci per le strade di New York e lasciarci affascinare da ciò che troveremo…

2) New York – Los Angeles: nella città degli angeli (ma che per noi sarà sempre la città di Jim Morrison) passeremo 4 giorni, due dei quali dedicati alla visita degli Studios di Hollywood (personalmente non vedo l’ ora 🙂 )

3) Los Angeles – Tulum: ecco la parte più rilassante del viaggio. 5 giorni in all inclusive con giornata dedicata alla visita di Chichen Itza e di un Sacro Cenote Maya.

4) Tulum – Tokyo: A Tokyo rimarremo per 4 giorni, ancora non abbiamo piani, ma sono certa che presto ce li avremo, almeno spero…

5) Tokyo – Dehli (Rajastan): 4 giorni in Tour con autista e accompagnatore tra Dehli, Agra, Fatehpur Sikri, Abhaneri, Jaipur.

6) Dehli – Amman: in Giordania la nostra tappa sarà di 3 giorni e si snoderà tra Petra City, il Mar Morto e le rive del Giordano.

7) Amman – Istanbul: ormai siamo arrivati alla fine del viaggio con i nostri ultimi 3 giorni a Istanbul.

8) Ritorno a casa…

Che mi porto nel mondo? Guida semiseria alle valigie per un viaggio lungo un mese

Voli, città, fusi orari. Che tempo farà a NY? Il fatto che in Messico negli ultimi anni si siano verificati solo due uragani mi impone di portare il Kway? I monsoni in India: ombrello o poncho? In un itinerario complesso come il nostro nulla può essere lasciato al caso, e quando si incontrano un’anima ferocemente organizzatrice come quella di Irene e quella “ma sì, metto un po’ di cose nello zaino e andiamo”, come la mia, è impossibile non affidarsi all’anima organizzatrice. La quale, tuttavia, non può non prestare attenzione alle fisime di un vecchio ipocondriaco.

Dunque: 4 valigie, due da caricare in aereo e due sulla spalla. Quelle per la stiva massimo 23 kg, quelle a mano tra i 7 e gli 8. Cominciamo da quelle piccole, che evidentemente nascono per evitare drammi da valigia persa: si può sopravvivere senza trucchi, ma non senza mutande. Dunque nei nostri zaini troviamo cambi per 3/5 giorni, il kway sopracitato, una felpa “perchè non si sa mai”, biancheria e libri, attrezzi tecnologici, quante medicinale (su tutti, ovviamente, il mai troppo apprezzato Tavor e l’indispensabile repellente per gli insetti, nel quale le mie fobie, per la gioia della povera Irene, troveranno conforto soprattutto nella battaglia contro l’indisponente fauna di insetti compresa tra Messico e India. Menzione d’onore per il compagno Imodium, che sicuramente farà irruzione un giorno o l’altro).

Ma torniamo alle valigie, quelle da stiva stavolta. Nelle quali ovviamente ci va il resto delle roba, divisa equamente in due perchè, sempre seguendo la filosofia del “non sia mai”, appunto non sia mai sparisca una vaglia, nell’attesa che questa torni, almeno in quella che resta c’è roba per entrambi, necessaria per mantenere una dignità per più di qualche giorno a venire. Contro ogni pronostico, le nostre pesano molto meno di 23 chili. Cosa piuttosto preoccupante, perchè ciò darà adito (a Irene) di portare più cose. Mancano certamente pacchi e pacchi di cracker che saranno il mio pranzo nei giorni indiani, dove, mentre la mia dolce metà assaporerà spezie indiane e ogni tipo di intingolo, io mi ingozzerò – mezza pensione, gioie e dolori – di Tuc e GranPavesi. Del resto, solo così metterò a tacere i mostri delle malattie pensate che di certo mi diagnosticherò in questi giorni (povera donna, la mia Irene. Non sa cosa la aspetta).

Concludendo: il viaggio è decisamente complesso, e merita attenzione a ogni dettaglio. Un viaggio che non si può affrontare da soli. Cioè, al netto dell’agenzia (evviva il CTS di Tivoli), è importante uno spirito analitico e organizzativo: dunque è fondamentale la presenza di Irene, per me. Per lei forse in certe tappe sarebbe meglio se io non ci fossi: ha dalla sua parte l’arma del Tavor. Sciolto nel sakè di Tokyo, mi farà dormire per tutta l’India. Amore, che idea ti ho dato?

MANCA POCO!!!

Eccoci qui, quasi pronti a partire, mancano solo 15 giorni, poi partiremo per questa avventura. Abbiamo cominciato a stampare i primi itinerari per New York, Los Angeles, Tokyo, Amman e Istanbul, tutti quei posti dove non avremo guide o percorsi già organizzati. Abbiamo cercato su internet spunti che potessero farci vivere questi luoghi in maniere un pò diversa dal solito, proveremo poi, durante il viaggio a farvi un elenco delle cose che abbiamo fatto e di cosa ci è piaciuto di più e cosa di meno e cosa è indispensabile fare, secondo noi, se si va in quei posti. Non abbiamo ancora deciso bene come organizzare questo blog, se dividerlo in due parti e dare ognuno di noi due la propria visione del viaggio, le sue sensazioni, le sue impressioni, oppure se unire le due cose in una narrazione che unisca le nostre opinioni e la nostra lettura personale di questo viaggio che si preannuncia avventuroso e tutto da respirare e gustare.

In questi giorni, stiamo ultimando le pratiche per i visti che sono stati necessari per l’ ingresso in India e l’ ESTA necessario per l’ ingresso in America. Il visto per l’ India che ha un costo di poco più di un centinaio di euro a persona lo abbiamo fatto tramite il CTS di Tivoli, l’ agenzia che sta curando l’ organizzazione del viaggio e che ci teniamo davvero a ringraziare (un grazie enorme a Renato e a Marika). Tra qualche giorno andremo a ritirare i biglietti aerei e i vari voucher degli alberghi. Nei prossimi articoli vi spiegheremo nel dettaglio come si articolerà il viaggio dal punto di vista degli spostamenti aerei.

Per quello che riguarda le sensazioni di questi giorni, non vi neghiamo che comincia ad unirsi all’ entusiasmo una buona dose di ansia, non è un viaggio semplice e della sua complessità eravamo coscienti sin dall’inizio ma tra il decidere di intraprendere un viaggio e poi compiere il primo passo reale di quel lungo percorso c’è una gran bella differenza.

Siamo euforici all’ idea di passare trenta giorni insieme in giro per il mondo, siamo estasiati dall’ idea di assaporare in soli 30 giorni così tanti panorami, sapori, odori, popoli diversi tra loro. Non immaginiamo ancora cosa vorrà dire passare dal caos metropolitano di New York, alla maestosità monumentale del Taj Mahal, passare dall’ affascinante lussuria di Los Angeles alla sacralità di Amman in poco tempo, ma ci sentiamo davvero fortunati al solo pensiero di avere la possibilità di poter sperimentarlo tra pochi giorni.

Ovvio, tra le cose che ci preoccupano, ci sono il fatto di non conoscere le lingue di tutti i paesi che andremo a visitare, il fatto di stare così lontani da casa, il fatto di doverci spostare molto spesso… e poi c’è l’ India che, diciamo, in questo periodo, non è proprio tra i posti più tranquilli della Terra, vista la situazione con il Kashmir, ma l’ entusiasmo di partire per questo lungo viaggio mette in ombra qualsiasi preoccupazione.

Comunque, tra pochi giorni, sarà ora di cominciare ad affrontare il tema preparazione bagagli e questo sì, che mette i brividi :P. Ne vedremo delle belle.

Ci si sente presto, restate connessi!

Benvenuti nel nostro Mondo di Miele

Ci chiamiamo Yari ed Irene, ci siamo sposati il 30/04/2019 e per la nostra Luna di Miele, che inizierà il 03/09/2019, abbiamo deciso di fare

IL GIRO DEL MONDO IN 30 GIORNI…

Il nostro giro inizierà da Roma e finirà a Roma passando per New York, Los Angeles, Tulum, Tokio, Rajastan, Amman e Istanbul per un totale di 38 764 km

Vi racconteremo ogni tappa, ogni giorno ed ogni scoperta su questo blog, ad iniziare dai preparativi prima della partenza…

Restate connessi stiamo per partire….

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