L’inizio è stato senza dubbio traumatico, ma con l’intervento di un vero e proprio angelo custode tutto è andato bene, anzi, meglio del previsto.Il nostro aereo sarebbe dovuto partire alle 13 e 45, ma dalla sera prima – era il 2 settembre – abbiamo saputo che quell’aereo non sarebbe partito. È qui che è entrato in gioco il suddetto Angelo, che i fretta e in furia ci ha messo letteralmente su un altro aereo, con partenza all’alba del 3 settembre. Partiti dunque in fretta e in furia – le valigie erano pronte fin dal primo pomeriggio del giorno prima – e salutati amici e famiglie, alle 6 eravamo a Fiumicino e più o meno alle 9 eravamo a Lisbona. Qui abbiamo avuto l’opportunità di visitare la città, che va ad aggiungersi cosi al lungo elenco del viaggio. Arrivati in aeroporto e depositati i bagagli, abbiamo preso un taxi e, guidati dal compagno Antonio, tifoso del Benfica, abbiamo visto la splendida Torre di Belem e il monastero di San Jeronimo,senza farci mancare una tappa gastronomica con il buonissimo ed economicissimo Pasteis de Belém, da provare assolutamente.


Tornati in aeroporto, abbiamo atteso le 17 per il volo verso NYC. Volo più che tranquillo, arrivo in orario: erano le 20 locali quando abbiamo varcato il gate degli arrivi internazionali del JFK. Non sono mancate immediatamente alcune disavventure: l’inglese americano non ci è risultato tra i più comprensibili, soprattutto al telefono e soprattutto quando, a domanda (nostra), ci veniva risposto molto altro e non un semplice Yes o No, come la domanda avrebbe previsto. Il tutto era legato alla presenza di una navetta che avrebbe dovuto attenderci già all’uscita dell’aeroporto e che è arrivata dopo un po’. Erano più o meno le 23 quando siamo arrivati al The Manhattan, prestigioso hotel a Times Square. Una rassettata e via a goderci le luci di una delle più prestigiose e affollate zone di NYC. Davanti a negozi lussuosi, a bugigattoli pieni di souvenir, a mille bar e locali, abbiamo preso contezza che il nostro viaggio di nozze era davvero iniziato.


Il giorno dopo contro ogni pronostico eravamo fuori dall’hotel ad un orario decente. Times Square ci ha travolto con la sua onda di vita, e noi ci siamo messi subito al suo ritmo. Colazione con pancakes in uno dei tantissimi locali che affollano Manhattan e poi subito la svolta, una scelta che si è rivelata più che azzeccata. Gli autobus turistici, quelli a due piani per intenderci, ci hanno fatto vedere un bel pezzo di città ad un prezzo onesto e con la peculiarità di poter scendere e risalire in ogni fermata del percorso. Dunque sin dal primo giorno abbiamo “preso possesso” di un pullman.

La nostra prima fermata, quella dove siamo scesi, è stata nella zona del Financial District: qui abbiamo vagato tra le mastodontiche sagome dei grattacieli, abbiamo pranzato su una panchina del molo con vista Statua della Libertà e abbiamo ripreso il cammino verso uno di quei battelli che porta sia alla Statua ( ma solo sotto, la Corona era di nuovo disponibile per i turisti da novembre) che ad Ellis Island. Se la gita alla Statua della Libertà è principalmente panoramica e offre la pur notevole possibilità di scattare foto sia al monumento che al panorama circostante, la visita ad Ellis Island è addirittura più interessante ed emozionante. I visitatori infatti ripercorrono nelle splendide sale del palazzo il percorso dei migranti europei e non solo verso il Sogno Americano: fotografie, file audio, testimonianze e ricostruzioni conducono i turisti passo per passo verso l’effettivo percorso degli immigrati negli USA di anni e anni fa, quando Ellis Island era l’ultimo approdo prima di una nuova vita. Visita consigliatissima.






La nostra giornata non era però finita: di nuovo sul bus per concludere la restante parte del giro, che ci ha permesso di vedere Soho, Chinatown, il Western Village e praticamente buona parte di Manhattan, e di corsa in albergo. Cena in uno dei ristoranti ‘’accessibili’’ di Times Square e altro tour, stesso autobus ma stavolta in notturna. Non ci hanno fermato nè il vento nè le vertigini (il pullman, scoperto, passa praticamente a strapiombo per le tante complanari della città) e abbiamo così goduto delle luci di NY in notturna, comprese quelle di Brooklyn e del suo famoso ponte.

Siamo arrivati così al 5 settembre. Giornata di shopping e di una lunghissima passeggiata che ci ha portato da un lato all’altro di NY, stavolta – volontariamente – senza bus. Abbiamo cominciato dai 9 piani dei magazzini Macy’s sulla 34esima Strada – sì, quelli del film Miracolo sulla 34esima Strada – che ci hanno portato via fino al dopo pranzo. Irene stupita si chiedeva cosa mi fosse preso, ma un conto è stare ore ed ore negli ormai purtroppo ben noti centri commerciali romani, un altro è vagare – e in certi casi comprare, visti i saldi su certa merce – attraverso negozi e cose che in Italia sono semplicemente in altri contenitori e in altre vesti, e che in America non sembrano affari da centro commerciale. A me è piaciuto un sacco, a Irene ovviamente pure. Le valigie parlano per lei.


Per approccio, mia moglie ha fretta. ( intervento fuori campo della moglie suddetta – non é fretta, é ansia) Ed ecco che il nostro post pranzo è stata una lunga corsa verso il molo (Pier 78, Hudson River Park) ove ci avrebbe atteso un battello per una gita sull’Hudson compresa nel pacchetto acquistato il giorno prima. Due chilometri abbondanti percorsi come se fossero parte della maratona di NY: risultato battello partito e noi fuori con le pive nel sacco. Torniamo indietro, stavolta a una velocità umana (ma nonostante ciò Irene si è schiantata a terra con conseguente ferita al ginocchio) – intervento fuori campo di Irene – “ avevi detto non lo avresti messo, é stato solo un piccolo fallo” e ci fermiamo a un monumento nuovissimo eretto nei pressi di un centro commerciale, inavvicinabile come prezzi: era l’Hudson Yards, suggestivo alveare sul quale siamo saliti per godere della vista del fiume e dello skyline circostante (abbiamo detto no ai grattacieli che chiedono fior di dollari per salire in cima).



La nostra giornata on the road, tutta rigorosamente a piedi, e’ proseguita di nuovo verso Times Square, con la sola sosta all’interno di un grande magazzino tutto dedicato alla fotografia, con prezzi più che popolari, inimmaginabili alle nostre latitudini. Usciti da lì, la meta è diventata la cosa più bella che ho visto a NY. Il posto dei sogni, quello dove pensi di essere a casa, quello che hai sempre sognato e che addirittura esiste. Parliamo di Strand Bookstore, tre piani di meraviglia nei pressi di Union Square, raggiunti con un mirabile percorso, tutto dentro Manhattan, intorno alle 20 e 30. Non saremmo mai andati via, perché se amate la lettura Strand è un luogo che entra nel cuore e non va via. La giornata si chiude con un burrito e un taxi verso l’albergo. Inevitabile, dopo 20 chilometri a piedi.

Ed eccoci al 6 settembre, giorno di pioggia che non ci ha fermato.

Abbiamo iniziato con la visita al Madison Square Garden e alla sua storia di concerti ed eventi sportivi. Meraviglioso il corridoio che porta alle poltrone, costellato di foto che raccontano anni e giorni di concerti, partite, personaggi e storie. Di fatto tutti hanno suonato in quell’arena, ed è certamente suggestivo ripercorrere storie, canzoni, canestri, luci e colori che il Madison orgogliosamente racconta. Il finale, dopo alcuni minuti seduti nelle tribune vip dell’arena, è stato suggellato da un video in 3D su quello che significa vivere un concerto o una partita di basket o di hockey li nel cuore di New York. Molto molto bello anche vedere gli spogliatoi delle due squadre di NY di basket e di hockey. Da vedere, se appassionati di musica e di sport (per noi da vedere e basta).




La pioggia continuava a scendere, e abbiamo cosi optato di nuovo per il doubledecker, scegliendo il percorso blu. La meta stavolta era il Museo di Storia Naturale,perla della cultura a NYC è eccellente visita, tra animali, evoluzione delle civiltà del mondo, reperti archeologici, ossa di dinosauro e molto altro. Se avete amato Una Notte al Museo, splendido film con Ben Stiller, sarà come rivivere l’avventura dello sfortunato custode, tra Rexy, Pocahontas e Roosevelt (che assomiglia davvero a Robin Williams nel film). Da visitare, assolutamente.



Usciti da lì dopo abbondanti 3 ore, la pioggia continuava a cadere. Il fedele bus sembrava averci aspettato e ci ha riportato a Times Square. Un trancio di pizza – ci somigliava, diciamo così – e via in albergo.
Il sole splendeva la mattina del 7 settembre. Ci siamo diretti a Central Park, luogo che è esattamente quello che avevamo sognato. Un incredibile concentrato di vita, di colori, di religioni, di sport, di animali. Qualsiasi cosa vi venga in mente, quella mattina a Central Park ci stava. Ed era bellissimo. Tappa obbligata è quella del memoriale di John Lennon, ucciso nel modo in cui tutti sappiamo praticamente di fronte al parco, che al suo interno ospita una pietra in memoria del Beatle assassinato e meta di fans e appassionati. Quella mattina un ragazzo e la sua chitarra suonavano a richiesta le canzoni dei Fab Four e di Lennon. Emozionante a dir poco.



Era il nostro ultimo giorno a NY e volevamo godercelo a pieno, così abbiamo iniziato una nuova “trasvolata” che ci ha portato alla cattedrale di San Patrick e all’appuntamento con Federico, amico e testimone di nozze di Irene e dottorando a NY.

Con lui abbiamo raggiunto Brooklyn, e goduto così di nuovi scorci della Grande Mela (e delle ostrichette al Cavallo Jhon), particolari e molto suggestivi.


Siamo tornati alla metro percorrendo il ponte di Broooklyn a piedi. Degno finale di giorni da ricordare.

In albergo ci aspettavano le valigie e l’aeroporto. Direzione Los Angeles.
